30/09/2011
Una risposta a E. Rossi
Una risposta a E. Rossi (intervista sull’Unità del 14.09.2011)
Ho letto con estremo interesse l’intervista al Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, uno dei politici più interessanti in quota PD, ma la mia stima personale non mi impedisce di fare chiarezza su alcune questioni, ampiamente condivise, da lui trattate..
Condivido quando afferma: “un gruppo dirigente si identifica in un progetto paese…” e che un nuovo gruppo dirigente, per il PD, è indispensabile perché “chi ci ha guidati negli anni ’90, ha fatto il proprio tempo”. Non condivido, invece, la sua affermazione: ” hanno avuto il merito di battere il berlusconismo per ben due volte e di portare l’Italia in Europa.”
Prodi e Ciampi (ed il loro governo) hanno avuto dei grandi meriti (senza mai essere appartenuti alla sinistra tradizionale), ma il berlusconismo, ahimé, è destinato, probabilmente, a sopravvivere al suo leader, anche perché lo stesso PD non è immune da questa malattia sociale. Si pensi che, delle tre agenzie formative, che fanno riferimento ai giovani, la scuola pubblica (le altre sono la TV e la famiglia) è ridotta ad un vuoto sarcofago maleodorante, anche per le scelte politiche della Sinistra e, se ho interpretato correttamente la recente iniziativa regionale del PD sulla scuola, siamo ancora ben lontani dalla fase del pentimento. Inoltre, se in questi trent’anni, la condizione dei lavoratori e dei produttori in generale è peggiorata, non possiamo chiamarci fuori da questa sconfitta storica.
Una profonda riflessione sulla storia recente, a partire dagli anni ’70, ed un grande bagno d’umiltà farebbero molto bene alla Sinistra! Altrimenti cosa significa affermare correttamente: “c’è bisogno di un progetto per l’Italia e per l’Europa, attorno a cui costruire un sistema d’alleanze sociali”, se non, che questo progetto, ancora non esiste?
Suggerisco a E. Rossi di rifletter sul fatto che la Scienza Economica consta di due parti fondamentali: la produzione e la distribuzione della ricchezza. Le leggi della produzione non sono modificabili (bisogna produrre più di quanto si consuma) al modificarsi dell’ordinamento sociale, invece, la distribuzione della ricchezza, che dovrebbe dipendere dalla concorrenza ( ma non sempre questo avviene, non solo per alcune condizioni di monopolio, ma anche per alcune scelte politiche) e non dagli usi e dalla consuetudine (che per l’Italia, invece, resistono nei secoli, facendoci ancora assaporare, estesi brandelli di medio evo), dipende enormemente dalle scelte politiche concretamente perseguite. Allora se la speculazione e la rendita (quella vera, come la rendita cittadina, legata alle cricche vicine al potere politico municipale, la cooptazione, clientele, corporazioni, nepotismo), non quella chiamata “finanziaria”, che, correttamente, deve essere chiamata risparmio e che è tutelata dalla Costituzione, la fanno da padrona, bisogna chiedersi perché, anche nei comuni amministrati dalla Sinistra, siamo andati a rimorchio della rendita immobiliare, perché il movimento cooperativo è ingrassato anche con le speculazioni edilizie, perché alcuni istituti di credito, gestiti da soggetti di sinistra, hanno destinato tanti finanziamenti a favore delle rendite immobiliari, invece che a favorire le attività produttive, perché molti soldi pubblici sono stati dirottati, anche da amministrazioni di Sinistra, a favore di attività non produttive (quindi consumate, senza un ritorno economico), contribuendo ampiamente a ridurre il patrimonio complessivo della nazione, ad incrementare la massa di debito pubblico, con inevitabili conseguenze negative per l’intera classe dei produttori (lavoratori ed imprenditori)?. Ci siamo mai chiesti perché un medico del servizio pubblico (datore di lavoro monopolista) deve avere una retribuzione maggiore di un ingegnere che lavora nel privato? Il SSN è stato istituito per tutelare la salute dei cittadini, o per pagare i medici? Se l’alternativa dovesse essere ( e questa scelta è più vicina di quanto si possa pensare): “Salviamo il SSN (che in Toscana ha tanti pregi), o salviamo le rendite di posizione dei medici?” Dove dovrebbe collocarsi il PD? Io non ho dubbi nello schierarmi a favore dei consumatori, ma, nel PD, saremmo tutti d’accordo?
La teoria del valore ha un significato importante nella distribuzione della ricchezza ed il concetto liberista è dissimile da quello marxiano, ma sia chiaro che, anche se la remunerazione del lavoro, di un lavoro parcellizzato (specializzazione), è il prezzo corrisposto dal capitalista, lo scambio non è la legge fondamentale della distribuzione del prodotto, così come le strade non rappresentano le leggi fondamentali del moto, anche se fanno parte del meccanismo necessario ad effettuarlo.
E’ importante, in economia, come nel pensiero scientifico in generale, distinguere l’essenza della natura delle cose (strutture), dalle caratteristiche dei fenomeni dovuti agli ordinamenti sociali (infrastrutture). La confusione su questi aspetti, può indurre gli economisti ed i politici, a considerare, verità valide solo temporaneamente, come leggi universali, o, al contrario, confondere le leggi immutabili della produzione, con circostanze temporanee, derivanti dall’organizzazione sociale esistente, che i promotori di un “nuovo ordinamento sociale”, potrebbero “correttamente” ignorare, creando le premesse perché si affermino delle aspettative, destinate ad essere deluse ed a causare sconforto nelle masse (la fallita esperienza dell’economia sovietica, probabilmente, ne è un esempio).
Tuttavia, in uno stato sociale in cui il sistema produttivo è basato interamente sull’acquisto e sulla vendita, nel quale ogni individuo vive principalmente di cose, alla produzione della quale non ha direttamente partecipato, ma che ha ottenuto per mezzo di un doppio scambio (una vendita, seguita da un acquisto), la questione del valore è fondamentale, ma essa non può non corrispondere al concetto di potere d’acquisto.
Giustamente E. Rossi è ostile alla finanza slegata dall’economia, ma anche in questo caso, oltre che regole internazionali adeguate e controlli efficienti, occorre mettere mano alla lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, alla corruzione, all’evasione fiscale, a ripristinare la proprietà pubblica dei suoli, inoltre vogliamo, o no, riconoscere i numerosi errori delle amministrazioni di Sinistra? Se questo è vero e se ciò non è dovuto alla scarsa probità dei nostri amministratori (altrimenti dovremmo concludere che anche il PD ha fatto il pieno di berlusconismo), questi “errori” dipendono dalla loro pochezza, ma allora, nell’interesse del paese e del partito, è meglio sfoltire gli enti pubblici ed il numero d’incarichi politici, così da migliorare il livello medio della rappresentanza politica.
Giustamente E. Rossi afferma che dove governiamo, dobbiamo far vedere la nostra impronta differente (asili nido, edilizia sociale, etc.), ma anche su questo punto, la nostra azione amministrativa, troppo spesso non è stata cristallina, senza che il Partito sia intervenuto con trasparenza, a sanare le situazioni compromesse. Ad esempio, l’applicazione del vecchio principio dello “spending review”, introdotto nel sistema pubblico, dal secondo Governo Prodi e subito disconosciuto dall’ineffabile Tremonti, perché non ha trovato adeguata applicazione nelle amministrazioni locali gestite dalla Sinistra? Come si fa ad esprimere la nostra diversità politica, scendendo in piazza, contro la manovra governativa agostana, insieme ad Alemanno, Formigoni, Tosi e compagnia bella?
Se politica ed affari, giustamente, non sono la stessa cosa, se il potere deve essere un mezzo per
riformare la società, allora sul piano amministrativo, occorre rispettare le leggi dello stato, riguardanti le attività obbligatorie (stato civile dei Comuni), mica mettersi al servizio della rendita immobiliare, o realizzare piani urbanistici contrattati e realizzarli, poi, attraverso una sequenza di varianti.
Può darsi che i finanziamenti pubblici, a favore dei partiti, siano insufficienti per tenere in piedi un partito “pesante”, ma se questo è vero, la soluzione non è costituita dalle dazioni dei privati, con relativa contropartita, ma dall’accresciuto impegno degli iscritti, da una riduzione dei costi di gestione del partito e se necessario, anche riducendo le strutture operative centrali e periferiche, altrimenti, anche nel PD, i casi Penati, Tedesco e compagnia bella, a prescindere dagli esiti giudiziari, come per gli altri partiti, se oggi fanno ancora notizia e scandalo, domani faranno solo schifo. Intanto prendiamo subito dei provvedimenti abolendo, non solo gli incarichi rappresentativi multipli, ma eliminando anche il conflitto d’interessi tra incarichi di partito ed incarichi imprenditoriali (esempio di conflitto d’interessi e di plateale connubio tra politica ed affari), come quello che riguarda un importante assessore della precedente giunta regionale della Toscana.
Per concludere: a) il lavoro riveste un ruolo fondamentale per risolvere i problemi economici del Paese; b) per lavorare è indispensabile trovare i capitali necessari; c) se non superiamo alla svelta questa fase critica, bruceremo tanti mezzi finanziari che poi mancheranno per poterne uscire bene; d) i problemi economici, per quanto gravi, sono risolubili, ma il fattore tempo è decisivo per tutelare adeguatamente i soggetti socialmente meno fortunati; e) le cose da fare, vanno fatte subito, tutte, bene ed in dose massiccia; f) in questi anni, anche a Sinistra, abbiamo bruciato tante opportunità; Ora basta!
Prof. Marcello Battini
21:48 Scritto da: cocomeraio1 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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