12/10/2011

Una proposta a cui mettere mano

 

 

 

                                     UNA PROPOSTA A CUI METTERE MANO

 

PREMESSA

 

Al momento dell’esplosione della crisi economica del 2008 (fallimento Leheman’s Brothers e mutui sub-prime), mentre la maggior parte degli economisti discettava sulla fine del capitalismo, non avendo impegni personali operativi, mi sono potuto dedicare, da subito, ad esaminare le possibili vie d’uscita (exit strategy), da quella che si presentava, una delle più pesanti recessioni economiche della storia moderna.

Non mi è stato particolarmente difficile individuare un percorso (nella pratica economica, peraltro, tutto da verificare), partendo dalle esigenze dei produttori (lavoratori ed imprenditori), avendo ben chiara la distinzione tra lavoro produttivo ed improduttivo e ricordando la legge economica universale sul ciclo produttivo (fase d’innovazione, sviluppo, maturità, decrescita, emarginazione).

Nella misura in cui il sistema economico italiano, pur stressato dalla crisi corrente e da errori politici grossolani del nostro passato, anche recente, è ancora in grado di finanziare attività economiche, i settori da privilegiare sono quelli ben noti: modernizzazione, infrastrutture, istruzione, ricerca, innovazione, nuove attività produttive.

Premesso che i problemi economici possono trovare delle valide soluzioni, prima di tutto, a livello nazionale, se non, addirittura, a livello internazionale, mi sono soffermato ad esaminare se e come sia possibile favorire lo sviluppo di attività produttive innovative (start-up) a livello locale ed il ruolo che in questo ambito potrebbero svolgere proficuamente gli enti territoriali (Regioni, Province, Comuni,. Fondazioni, CCIAA). e/o eventuali loro derivazioni.

Ho esaminato, per documentarmi, alcuni bilanci pubblici di Comuni e Fondazioni, i bandi emanati da alcuni Enti pubblici territoriali, il Programma regionale di sviluppo della regione Toscana.

Tutte le mie relazioni specifiche, unitamente allo studio economico iniziale, non ha caso denominato “exit strategy”, sono pubblicate sul mio Blog “ruspante toscano”, al quale rimando, chi volesse prendere visione del processo logico e documentale su cui è basata questa mia proposta.

 

CONSIDERAZIONI GENERALI

 

Nonostante le mie sollecitazioni, condivise da molti ben noti economisti, anche gli ultimi tre/quattro anni sono trascorsi inutilmente, senza che la classe politica abbia voluto affrontare decisamente l’annoso  problema del debito pubblico nazionale e della bassa crescita economica.

A causa di questa inazione, il Paese, nell’immediato, comunque vadano le cose, ormai, non potrà evitare una fase recessiva che sarà, tanto più lunga e dolorosa, quanto meno efficace e lenta risulterà l’azione del governo del paese, a tutti i livelli, internazionale, nazionale, locale.

Sfortunatamente, come dimostrano anche le recenti iniziative, spesso bipartisan, sulla discutibile manovra economica agostana, manca ancora, a livello di classe politica, una presa di coscienza della situazione reale ed un coordinamento virtuoso tra tutti gli attori, nessuno escluso. Livorno e la Toscana (anche se la Presidenza Rossi, sia pure con troppa timidezza, si muove in sintonia con il mio sentire) non fa eccezioni

Anche se all’opposizione del Governo nazionale, come PD,  a livello locale, dove, ancora, i cittadini, anche se sempre più a fatica, continuano ad avere fiducia nella nostra volontà riformatrice, avremmo potuto fare di più (ma non lo abbiamo neppure tentato). Pensiamo all’applicazione, in sede locale, del principio dello “spending review”, deliberato dall’ultimo Governo Prodi, il possibile taglio delle competenze delle province, in attesa  della loro eliminazione, come previsto dal nostro programma elettorale del 2008, la riduzione del costo del personale, nel settore sanitario e negli enti locali, la centralizzazione di alcuni servizi, a cominciare dalla centrale unica degli acquisti, la riduzione delle spese improduttive e di tanti altri sprechi. Tutte cose su cui, non solo si deve discutere, ma si devono FARE ! Ed in fretta!

A livello territoriale, in via di principio, è da ritenere che: a) gli attori più piccoli, anche volendo, non sono in grado di svolgere un ruolo efficiente ed efficace (spreco di soldi); b) i troppi livelli decisionali rallentano in modo insopportabile i tempi di decisione e realizzazione di quanto deliberato,; c) il livello regionale è il migliore possibile per affrontare le questioni più importanti e più complesse che riguardano il territorio (specializzazione ed esperienza operativa).

Occorre, pertanto: a) svuotare i Comuni, anche quelli più grandi, di potere decisionale ed esecutivo, incrementando, invece, il potere di controllo; b) fermo restando che il Consiglio Regionale e gli assessorati regionali devono essere localizzati nel capoluogo regionale, è opportuno e conveniente che, alcune strutture regionali (agenzie, fondazioni, consorzi, etc.) siano distribuite, invece, sull’intero territorio regionale.

Troppo spesso si confonde l’urgenza con l’importanza, ma nelle mie seguenti proposte, ciò è impossibile perché esse sono, ad un tempo, importanti ed urgenti.

 

LA PROPOSTA

 

a)      Costituzione di una struttura regionale (agenzia?) di diritto privato, agile, essenziale, non burocratica, avente lo scopo di selezionare tutte le proposte di attività imprenditoriali innovative, da ubicare sul territorio regionale, meritevoli dell’aiuto pubblico.

b)      I mezzi economici e finanziari a disposizione devono comprendere: una sede adeguata all’attività svolta, i terreni (tutti di proprietà pubblica) con vincolo di destinazione per attività produttive, i mezzi finanziari, a cominciare da quelli assegnati dalla UE (circa 1,5 miliardi di €. l’anno che, presumibilmente, tenendo conto dell’attuale situazione economica a livello europeo, sono destinati ad aumentare). 

c)      Quanto sopra, deve essere messo a disposizione, dalla Regione, dalle Province (finché esistenti), dai Comuni, dalle CCIAA, dalle Fondazioni, dalle Associazioni di categoria (industriali, commercianti, artigiani). Ognuno conterà per quanto contribuirà. I suddetti enti si devono impegnare ad avvalersi di percorsi preferenziali, per quanto di loro competenza, a favore della realizzazione di attività deliberate dalla costituenda struttura.

d)      Il personale, per l’ordinaria amministrazione (strettamente molto limitato), deve essere messo a disposizione dai soggetti pubblici, scegliendo, tra il personale già in forze, i più idonei all’incarico da ricoprire (contratto collettivo da applicare: forse quello degli studi professionali). Il personale addetto alla “produzione del servizio” deve essere di provata ed elevata capacità, competenza ed esperienza, potrebbe essere assunto a progetto, o ricorrendo a rapporti di libera professione. Questi, per la delicatezza degli incarichi, saranno tenuti ad investire direttamente il 50% del valore delle loro prestazioni professionali, nelle start- up deliberate, delle quali si sono direttamente occupati. Il loro compenso deve essere in parte (minima) fisso ed, in parte, proporzionale al valore delle start- up approvate.

e)      Tutti gli enti pubblici esistenti in ambito regionale, aventi la finalità sopra indicata devono essere aboliti, o qualora svolgano anche altre funzioni, la loro futura attività non può comprendere quella assegnata a questo costituendo ente proposto.

f)        Senza escludere che, dopo la fase d’avvio, la struttura possa anche occuparsi dell’assistenza per la registrazione di nuovi brevetti, è da ritenere opportuno che, inizialmente, siano prese in carico solo proposte innovative già brevettate, o che non abbiano bisogno di brevetti, purché si riferiscano ad attività produttive, non di mero consumo. Deve essere presa in considerazione qualsiasi richiesta, da parte di qualsiasi soggetto privato.

g)      La proposta deve essere assoggettata ad ordinari controlli giuridici e tecnologici. Solo le proposte che supereranno questi controlli saranno sottoposte alla successiva analisi economica. Le altre saranno scartate, anzi, in casi estremi, potrà essere richiesto un risarcimento danni.

h)      Ciascuna proposta passerà attraverso un test di mercato, allo scopo di verificare se il prodotto (o la linea di prodotti) proposto può avere un significativo mercato di riferimento e, solo in caso affermativo, si procederà ad ulteriori verifiche.

i)        Sarà messo a punto un “business plan”, comprendente gli aspetti organizzativi generali, produttivi, commerciali, finanziari, con particolare riferimento all’entità del capitale necessario.

j)        L’Ente delibererà a favore della richiesta di sostegno al progetto.

k)      Il soggetto ammesso, con il sostegno dell’Ente, provvederà alla costituzione dell’impresa ed alla raccolta dei capitali occorrenti.

l)        L’Ente garantirà, in locazione, alla nuova impresa, quanto segue: a) il terreno dove ubicare l’azienda, da scegliere tra tutti quelli disponibili (nell’ambito regionale); b) il fabbricato industriale con le caratteristiche idonee alle necessità dell’impresa (eventualmente, provvederà, a sue spese alla costruzione); c) il prezzo della locazione deve essere a valore di mercato, ma dovrà rapportarsi solo al costo storico d’acquisizione e costruzione, eliminando la componente speculativa; d) il costo per la locazione sarà corrisposto dall’azienda, solo quando le condizioni economiche e finanziarie lo consentiranno, senza interessi; e) l’azienda non potrà distribuire utili, finché non avrà provveduto a pagare interamente i debiti contratti con l’Ente, che comprendono, oltre alla locazione del terreno e del fabbricato, anche i costi della procedura sopra descritta.

m)    Il capitale sociale della nuova impresa sarà costituito da: a) il valore economico del brevetto, b) i beni ed il cash apportati dal richiedente; c) i contributi cash obbligatori, come sopra indicato, di coloro che hanno collaborato alla procedura; d) i versamenti cash deliberati dalle associazioni di categoria; e) i versamenti cash deliberati dalle Fondazioni; f) i versamenti cash di risparmiatori privati; g) un versamento cash residuale e temporaneo, da parte dell’Ente.

n)      In questa impresa, il soggetto privato proponente deve avere, di diritto, il potere di gestione dell’impresa ed il diritto di riscattare le quote degli altri soci, a cominciare da quelle di proprietà degli enti pubblici partecipanti, utilizzando i suoi profitti aziendali distribuiti, ma, in ogni caso, senza ricorrere a prestiti.

 

Sono consapevole che, probabilmente, questa attività di “venture capital”, potrebbe essere meglio svolta da finanziatori privati, ma, dal momento che questi preferiscono fare altre cose, è il settore pubblico che deve sopperire all’assenza d’investitori privati ( Maynard Keynes).

Ciò potrebbe avere i seguenti risvolti positivi per il nostro Paese: contribuire a creare una classe imprenditoriale più moderna e cooperativa, avvicinare al mondo dell’impresa, soggetti attualmente impossibilitati perché deboli sul piano finanziarie, diffondere nella Regione, competenze e conoscenze economiche che sembrano scarseggiare e/o male impiegate, ridurre gradualmente la dipendenza dei cittadini dall’azione del servizio pubblico che, in prospettiva, potrà contare su meno risorse, incrementare qualitativamente e quantitativamente le opportunità di lavoro e d’investimento, senza il solito costoso ed improprio ricorso al sistema bancario.

Non riesco a vedere, in questa proposta, pure migliorabile, degli aspetti negativi. Per questo, conto su di voi.

 

 

 

                                                                             Prof. Marcello Battini

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